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Progetto Atlante – un esperimento

ho partecipato al progetto Atlante – Festival della Letteratura ed è stato emozionante.
Se volete scoprire i contenuti realizzati durante il progetto (oltre a scorrere il testo e trovare una galleria), potete cercare su instagram e twitter il tag #atlantefestlet.
Ho anche realizzato numerose instagram stories, ma essendo passate 24 ore dalla loro pubblicazione, non sono più disponibili. Ne troverete una selezione qui.

Il progetto Atlante – Festival della Letteratura consiste in una lunga passeggiata a piedi da Brescia a Mantova seguendo un itinerario storico culturale.
Non si tratta di una prova fisica, o meglio non solo di quella.
La finalità del progetto è costruire una mappa collettiva fatta di punti di interesse. Un po’ come facevano gli esploratori del 1600.

Il gruppo partecipante, composto da 25 persone e piuttosto eterogeneo, è partito da Brescia il 9 settembre alle 9 per giungere alle 16 in Piazza Sordello a Mantova.
Fra loro turisti messicani, avvocati, professoresse in pensione e tante storie che si intrecciano.

La camminata è stata a tratti dura ma tutti l’hanno portata a termine con i propri demoni e i propri stratagemmi. Ovviamente non si trattava di una gara.
c’è chi ha usato scarpe piatte, chi scarpe da trail ma magari di 8 anni fa.

Chi ha caricato lo zaino all’inverosimile e chi ha portato i bastoncini per il nordic walking.

Io ho optato per una attrezzatura da trail (senza bastoncini), quindi pantaloni compression (BV Sport), scarpe da corsa (New Balance) e da Hiking (columbia), delle calze compression (sempre Bv) il mio fido garmin fenix 3 (a cui si è rotto ahimè l’anello di plastica del cinturino) e uno zaino da trail da 10 iitri della Scott. Questo l’ho usato per la batteria aggiuntiva con relativo cavo, acqua (contenuta in due flask da 500 ml della salomon) e da una giacca antipioggia che ho portato con me solo il primo giorno. Negli altri sarebbe stato da ottusi farlo!
A concludere la lista, delle caramelle energetiche e una barra della Cliff.
Il bagaglio utilizzato per il cambio abiti & co è lo zaino thule con inserto messenger. Sempre più convinto della immensa qualità e flessibilità di questa soluzione da viaggio smart.

Nota bene, non si è trattato di un cammino in autonomia. Avevamo infatti un van a supporto sul quale caricavamo i nostri bagagli e che in specifici momenti e luoghi ci aspettava per darci il pranzo e l’acqua.

i km totali sono stati secondo il mio garmin con funzione contapassi 130 per circa 170.000 passi complessivi.
Ovviamente si tratta di un dato grezzo ma comunque indicativo degli ingombri.

E ora provo a tirare le somme di questa esperienza

Il percorso non ha previsto altimetrie e si è trattato per lo più di lunghi rettilinei, talvolta sotto il sole, meno caldo delle ultime settimane di agosto ma comunque caldo.
non c’erano atleti o persone abituate al trekking, eccezion fatta per Matilde, una professionista in pensione che si è rivelata essere una notevole camminatrice.

Nulla di particolarmente impegnativo, alla fine servono ottime gambe e un minimo di base di fisiologia. Idratarsi ad intervalli regolari, adottare una postura corretta (incluso il tipo di zaino e come è caricato), usare scarpe adeguate.
Alcuni partecipanti hanno lamentato vesciche e/o dolori alla schiena per l’utilizzo di attrezzatura inadatta.
Altri hanno avuto sporadici problemi di crampi nei primissimi giorni. Ma si è scoperto che avevano bevuto, de facto, poco più di due bicchieri d’acqua.

attrezzatura

Avrei potuto portare di più, per esempio la gopro o la Leica Q ma non essendomi mai cimentato su distanze così lunghe ho preferito non rischiare.

Per il resto l’abbigliamento e l’attrezzatura erano quelle di un trail gestito, dunque in definitiva non cambierei nulla.
Mi è mancata molto la mia Leica Q ma non sapendo che condizioni avrei trovato, ho preferito non rischiare.

Gruppo
Si è trattato di un progetto zero che a quanto ho capito è stato attivato praticamente all’ultimo. Questo ha quindi causato alcune inefficenze di poco conto ma che avrebbero potuto creare malcontento.
Pur non essendo specificato, la capacità di adattamento era un requisito fondamentale e fortunatamente tutto il gruppo si è rivelato di gran cuore, paziente e appunto flessibile.

Il progetto
ho avuto modo di chiacchierare con gran parte dei partecipanti e gli organizzatori. come previsto da loro, la sindrome da carta bianca si è fatta sentire.
il progetto 100 km si è trattato per lo più di una esperienza umana più che scientifica. Il territorio è stato presente ma un po’ come lo sarebbe una comparsa in una prima teatrale. Forse poteva esserne il protagonista.

Ad ogni modo messaggio ricevuto, l’organizzazione è già al lavoro.

Nota: tornate a visitare questo post in quanto pubblicherò nuove immagini!

Manfrotto: zaino collezione street, 4 motivi per averlo

Da ormai 30 giorni sto divertendomi con uno zaino della Manfrotto, nello specifico è uno dei prodotti della collezione street in Cordura (qui le info ).
L’ho portato con me in giro per Milano, Roma e Bologna. E’ stato il mio “socio” in Norvegia, a Bergamo e in Croazia.
Ecco i motivi per i quali suggerisco caldamente questo prodotto della Manfrotto.

  1. un zaino tascabile: normalmente uno zaino fotografico è molto voluminoso, io ho fatto il test della metro all’ora di punta e il test è andato alla grande. Specialmente se usate le mirrorless, questo prodotto è perfetto

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2) resistente: il tessuto è un mix di cordura e denim. Resiste alle macchie e alle intemperie. Dal caffè rovesciato in un bar di Bologna alla nevicata in Norvegia.
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3) Ha stile. Uno zaino fotografico tradizionale di solito si nota ad 1km di distanza, è gonfio e monolitico e da l’idea di essere molto pesante. E’ effettivamente così. Questo zaino Manfrotto ha un look diverso, è più slim ma è in grado di trasportare attrezzatura comunque pesante (computer, tablet, una o due corpi macchina e uno o due obiettivi).
Potete andarci in giro anche in abito e avrete comunque un look “business”
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4) è “aeroporto friend”, l’ho usato come bagaglio a mano e grazie alle tre tasche: portacomputer, porta macchine fotografiche e “varie”, queste ultime due con carica dall’alto e hanno funzionato benissimo.
Lo zaino inoltre ha un suo numero seriale che lo rende unico e riconoscibile in caso di furto

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5) è molto urbano. Il lato negativo degli zaini è che si vede chiaramente che trasportano materiale costoso. Questo zaino differisce dai normali zaini e può facilmente mimetizzarsi senza dare troppo nell’occhio.
Unico neo che lo tradisce, la scritta Manfrotto che comunque è piuttosto discreta.
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Cosa cambierei?
Lo zaino non ha pecche funzionali, prenderei in considerazione un rafforzamento della parte superiore per dare più struttura allo zaino.
anche se, in realtà basta riempire bene anche la parte superiore.
Avrei poi fatto delle tasche laterali più alte ed elasticizzate per rendere più agevole il trasporto dell’acqua.
Chiaramente tutto dipende dalle dimensioni della vostra borraccia!

 

 

Instagram: cambia tutto

Qui il podcast della puntata di Eta Beta andata in onda il 7 febbraio.

Con Alessio Jacona, ospite come me ma in studio, e Massimo Cerofolini, conduttore del programma, abbiamo parlato di fotografia e Instagram e dei grandi cambiamenti avvenuti in questi ultimi anni.
Ma non voglio anticiparvi nulla.

Buon ascolto!

Leica M10: si festeggia la fotografia

Il 18 gennaio, nel quartiere generale di Leica, a Wetzar, in Germania, si è tenuta la presentazione della nuova M10.

Più piccola, più connessa ma fedele allo stile M.
Lo stile M è sostanzialmente una macchina fotografica con telemetro che è stata realizzata dal 1950 in poi.

La M10, non è un prodotto  per tutti. E non solo per una questione di prezzo
Il suo costo, non ancora definito ufficialmente dovrebbe aggirarsi sui 6.000 Euro quindi chi deciderà di comprarla dovrà essere molto motivato ed economicamente attrezzato.

 

Costi a parte, Leica è un insieme di valori che vanno dall’amore per la tradizione e per l’arte, il rispetto reciproco e la sana competizione.
Questa è almeno l’idea che mi sono fatto toccando con mano il mondo Leica e parlando con molti dei suoi rappresentanti.

A Wetlzar, di prodotto, tutto sommato, se ne è parlato davvero poco.
Fra i numerosi invitati, tanti clienti, vip e rivenditori della casa tedesca.
Stampa e blogger era poco presenti. Ho visto un paio di instagramers tedeschi seguiti e apprezzati, un paio di blogger ungheresi ma non molto di più.
Per l’Italia, oltre al sottoscritto, c’era uno dei più noti influencer: Simone Bramante aka Brahmino.

Un ragazzo, Simone, con cui ho avuto più volte modo di parlare e che agli antipodi dal luogo comune del personaggio noto, arrogante e un po’ viziato.
Prodotto a parte, la protagonista della festa è stata senza dubbio la fotografia.
Ospiti d’onore: Joel Meyerowitz il padre putativo della street photography e Matt Stuart un fotografo esperto in street photography che documenta la sua città, Londra, da quasi 20 anni.

Ecco una foto fatta in compagnia di Joel Meyerowitz.

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La M10 sarà nei Leica store entro la fine del mese. Con il 2017 inizia un nuovo capitolo della serie M.
Sempre il 2017 sarà l’anno di evoluzione della Leica Sofort di cui vi parlerò nelle prossime settimane avendo seguito per l’azienda un progetto di influencer marketing.

Se invece volete dare una occhiata a Wetzlar, andando sul mio account instagram, troverete qualche scatto (realizzato con il cellulare).

Fatemi sapere cosa ne pensate!

Dammi volume! IronSwimrunCheers

39 km totali fra nuoto e corsa che poi per me sono diventati 30 di corsa e 10 a nuoto ma va bene così.

Una gara di swimrun IronSwimrunCheers: percorso Iron della swimruncheers senza classifica, conta arrivare, non conta il tempo anche se c’erano dei cancelli (ossia dei limiti orari entro i quali bisogna transitare) per non essere squalificati.
Un percorso tosto, molto tosto. Asfalto, sabbia, salite, discese, percorsi in mezzo ai boschi, due laghi da attraversare.
Indescrivibile l’emozione di attraccare sulle isole Borromee…a nuoto  dopo esserci arrivato con quei vaporetti tanti anni fa.

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Il percorso, anche da un punto di vista fotografico è spettacolare.
Allego qui alcune delle foto ricevute dall’ufficio stampa.

Qualche considerazione sulla gara

Attrezzatura
Palette, occhialini, body, pull buoy, scarpe da asfalto e calze compression.
Il body, non solo il mio, non ha ben tollerato i 10km. Durante la corsa e soprattutto qualche ora dopo avevo un bel souvenir della mia prestazione.
swimrunorazioVabbè, passerà. La soddisfazione invece resta!

Il pull buoy che ho modificato aggiungendo una seconda corda elastica ha funzionato bene.
Tuttavia il sistema di lacci elastici non ha sempre retto a dovere. Probabilmente dovrò pensare ad un nodo per rendere meno mobile il laccio.
Era infatti spesso necessario aggiustare la tenuta degli elastici e questo alla lunga annoia.
Le scarpe (Brooks Ravenna) si sono comportate benissimo (ormai sono sul viale del tramonto visto che hanno toccato i 700 km) anche se nei percorsi trail ho un po’ faticato.

Percorso
come già scritto, molto bello. Certamente, anche nella versione short (27km, di cui 20 di corsa e 7 a nuoto) non è per tutti.
Ma se avete la preparazione, l’allenamento e la testa, questa è una gara che dovete assolutamente fare.

Organizzazione
Era la numero zero, dunque un applauso a chi ha organizzato e che si è fatto un mazzo tanto: Diego Novella e Valentina Castelli.
Non da meno i volontari e le forze dell’ordine.
Siamo stati scortati lungo il percorso e ad ogni punto ristoro eravamo incitati.


L’ultima considerazione è per me.
Ancora una volta durante la corsa ho sbagliato percorso. Evidentemente c’è da lavorare parecchio sulla tecnica.

MasterOfPhotography

Metti un professionista, metti un format internazionale, metti un disturbatore e metti tanti amici.
Questa è la sintesi degli incontri di MasterOfPhotography presso lo spazio Sky in Darsena Milano.
Il professionista si chiama Alessandro Gaja, bravo e smart.
Del resto è un professionista.
Lui nello spazio Sky in Darsena fa quello che gli riesce meglio: documenta la quotidianità attraverso le persone.
Non lo fa con meravigliose modelle o con palestrati modelli. Lo fa con le persone “normali”che passano in Darsena e le valorizza.
Una volta fatto lo scatto la sd card viene data ad una ragazza che la scarica su iPad.
Queste foto vengono poi inviate via mail a chi si è fatto ritrarre.
A supporto del bravo Alessandro, un fondale, delle luci e una splendida Leica.
Mica pensare che sia merito della macchina fotografica. Le persone, prima di fotografarle, vanno “squadrate” in pochi secondi.
Ci vuole empatia per capire se con quella persona o quella coppia si può osare con una posa creativa o se sia meglio una rappresentazione più istituzionale, quasi da fototessera.
Il format è Master of Photography: un talent che è stato mandato in onda su Sky Arte a partire dal 21 luglio 2016 in Germania, Italia, Regno Unito, Austria e Irlanda.

Il format è semplice e ricalca la logica dei talent.
Da una parte ci sono i candidati, dall’altra la giuria. In mezzo la presentatrice, Isabella Rossellini.

Con modi più o meno diretti i giudici fanno il loro lavoro, cioè analizzano, valorizzano o massacrano il lavoro fatto dai pretendenti.
In stile highlander ne resterà solo uno che riceverà soldi, gloria e visibilità.
Il disturbatore o ospite è un blogger o instagramer che raccontare quello che vede, le persone in posa, il fotografo e che diventa parte integrante con lo show della serata.

Così è stato per me e per Nunzia Cillo.
Eravamo noi i due ospiti della serata e abbiamo fatto quanto era in nostro potere per rendere l’evento ancora più festaiolo di quanto già fosse.

Eccovi un po’ di scatti “rubati” durante la serata.

 

Pantelleria: impressioni laviche

Dopo 15 giorni di problemi al sito, prontamente risolti dal team Aruba – Marco Usai, eccomi di nuovo sul pezzo.
O almeno ci provo ;-)

Vi scrivo dalle Faroe, ma questo post l’ho buttato giù mentre ero in aereo di ritorno da Pantelleria.

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Rileggendolo, non ho dovuto cambiare una virgola, segno che le impressioni si sono subito sedimentate.
Ed eccoci qui.
Alla domanda, cosa ne pensi di Pantelleria, ecco qui la mia risposta.
Parliamo di un’isola dura. Dal mare fa impressione.
Roccia nera.
Acqua blu profonda.
Scogliere molto alte.
Un’isola che sembra dire: stammi lontano.

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Un unico attracco a mare: Pantelleria (la città).
Il vento a Pantelleria governa gli umori, il mare e ovviamente l’agricoltura.
Non c’è acqua: bisogna portarla o ottenerla tramite evaporazione come succedeva nella notte dei tempi con le favare
I gusti sono forti proprio come l’isola. Capperi, uva dolcissima da cui poi si ottiene il passito.
Anche Le persone si piegano all’isola.
Il ritmo rallenta.
Le strade piccole non permettono di correre e il parco macchine è quello di 25 anni fa. 600, panda, punto cabrio.
Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo.

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Tutto ha l’aggettivo pantesco: insalata, giardino, bacio e anche senza lo zampino di qualche guru della comunicazione, Pantelleria è un brand.

Di cose da fare a Pantelleria ce ne sono eccome.
Ecco qualche considerazione.
Per prima cosa bisogna destagionalizzare il turismo.
Stando agli operatori locali ad agosto l’isola si anima.
Non è così negli altri 11 mesi.

Bisogna puntare a nuovi target.
Stranieri ce ne sono ma sono veramente pochi.
Ad oggi mi sembra ci siano tanti turisti habitué del posto (moltissimi milanesi) ma ancora troppi pochi turisti
L’aeroporto c’è e potrebbe lavorare di più.
Un’isola dove si potrebbe fare molto sport ma con infrastrutture accessibili.
Penso al cicloturismo o allo swimtrek.
Qui non c’è street food, ci sono piccole panetterie s gestione familiare che hanno la coda fuori ma ancora non si vedono api o furgoncini in giro.
In 7 giorni ne abbiamo visto uno solo.
I cartelli ci sono ma sono tutti incrostati dal tempo e dal sole.
Tutto sommato non se ne sente la mancanza perché l’isola è piccola e i punti da visitare sono pochi.
Ma in previsione di un turismo internazionale sarebbe meglio rifarli, magari multilingue.
In questi forni sui social ho cercato e taggato gli account social ma ahimè non ho mai avuto riscontri (neanche un Like su Twitter facente funzioni di visto).
Il turismo si sviluppa anche sui social.
Isola splendida, selvaggia e turisticamente rimasta a qualche anno fa.
Questo non significa diventare una specie di Rimini ma qualche azione migliorativa è sicuramente da fare.

Amare la Valtellina in 72 ore

Dopo la Valtellina d’inverno, è arrivata la Valtellina d’estate.
Prosegue il progetto Inlombardia365 e con un superteam di instagramers e blogger siamo andati alla scoperta della Valtellina.
Focus: Livigno, Grosio e Aprica.
Il 14 luglio siamo partiti alla volta di Milano.
La squadra: blogger, Instagramers e Youtuber

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Dopo la ormai tradizionale foto di gruppo siamo arrivati a Livigno.
Il tempo di ambientarci in questa celebre località che ci ha accolto con una temperatura di 8 gradi e arriviamo all’hotel Francesin.
La struttura è in tipico stile alpino e…goduria delle godurie, ha ben due prese usb accanto al comodino.
Per uno smarttraveller, questo è oro.usbfrancesin

Il programma è fitto e non c’è tempo da perdere.
Il centro sportivo Aquagranda ci attende
Una palestra, una piscina per bambini con tanto di scivoli.
Quello che attira la mia attenzione è una splendida, meravigliosa e goduriosa piscina di 25 metri (mi dicono che presto ci sarà l’upgrade a 50 metri) dove io non vedo l’ora di tuffarmi.
Una piscina a 1850 è una ghiotta occasione per allenarmi come si deve.

aquagrandalivignoNuoto per 2000 metri e ci metto 10 minuti in più rispetto al solito.
L’altitudine fa il suo effetto e la stanchezza non tarda a farsi sentire.

Il tempo passa ed è ora di tornare in hotel per vestirci pesanti ed essere pronti a uscire nuovamente.
E’ infatti il momento di fare una passeggiata per i sentieri intorno a Livigno. Abbiamo un motivo in più per camminare, partecipare all’iniziativa #sentierigourmet.
Sentierigourmet è una iniziativa che vuole riunire alta gastronomia, ambiente, musica e tradizioni.
Si tratta più nel dettaglio di una passeggiata di circa 5 km divisa in 5 tappe.
In ogni tappa si assaggia un menù sviluppato da uno degli chef e si ascolta della musica eseguita da un musicista locale.
Il tutto in un contesto magico come quello della montagna di sera.
Ho avuto il privilegio di assistere alla prima edizione, spero proprio che questo evento si ripeterà.

Il percorso dura un po’ e non manca l’appetito. Decidiamo infatti di fermarci in una pizzeria del posto aperta fino alle due di notte.

Si chiama il Gufo, la pizza è buona e il suo gestore è uno spasso!

il gufo livigno

Il giorno dopo si va a visitare il  Parco Incisioni Rupestri di Grosio, splendido luogo che trasuda storia e che si presta a tanti scatti “acchiappalike”.

Dopo il parco è il momento di fare una “sgambata” di 30 km con la bicicletta facendo dei sali scendi.
Per me che non vado mai in bicicletta è una vera e propria impresa. Ma poi prendo dimestichezza e potendo, rifarei volentieri il percorso.
Ma se avete un po’ di dimestichezza con le due ruote questi 30 km sono da fare senza neanche pensarci!
Il percorso è in totale sicurezza visto che si segue una pista ciclabile (SentieroValtellina) . La vista è da 10 e lode!

Per ottimizzare i tempi anziché tornare a Livigno, facciamo tappa nell’Hotel Residenze Serenella di Aprica.
Poco dopo ceniamo nel Ristorante Firenze .
Il giorno dopo, l’ultimo, ci aspetta una escursione nell’ Osservatorio Ecofaunistico.
Qui proviamo l’emozione di passeggiare a pochissimi metri da caprioli e stambecchi.
Siamo nei boschi, la luce filtra tra gli alberi e godiamo di fantastiche immagini che cerchiamo di “portare a casa” dignitosamente.

Il pranzo, chiuso poi da una ultima passeggiata nella Riserva Naturale Pian Gembro, è l’ultimo atto prima di tornare a casa.

Resta il ricordo di una terra splendida, tutta da scoprire e la consapevolezza che appena possibile ci ritornerò.

Idro Swim Run

Siamo nel pieno della stagione dello Swimrun.
Dopo l’esordio a Lignano con tanto di qualificazione per la finale del 10 settembre è stato il turno di Idro.
Il percorso inizialmente era di 25 km diventato poi di 22 km.
22 Km così divisi: 15 frazioni  (8 di corsa e 7 di nuoto) fatti tutti di corsa e con ambienti misti: trail, salite toste ma anche percorsi cittadini.
Bella atmosfera: eravamo pochi, per molti era l’esordio e l’atmosfera era quella dei pionieri.

Tutti i partecipanti hanno infatti posato per una foto di gruppo
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Tornando da una settimana bella piena, ho preferito non esagerare dunque ho chiuso la gara senza strapazzarmi più di tanto e testando l’attrezzatura.
Già dal brief non mi sembrava di essere così “carico”11072016-13640785_10208325891557644_3277333652483857939_o
Le stesse regole sono suscettibili di cambiamento, dapprima era obbligatorio l’uso della muta durante le frazioni swim, il giudice della gara Marco Piagentini ha poi deciso di renderla facoltativa.
Infatti le acqua in cui si disputano queste gare sono normalmente calde e dunque la muta può risultare tutt’altro che di aiuto.
Confermato invece l’obbligo del pull buoy.
Il lago di Idro si è dimostrato facile da placare, pochissima corrente, alcuni tratti più freddi, quelli in cui l’acqua era più profonda e una navigazione di 1000 metri, intervallati da 1000 metri di corsa per poi ritornare per altri 1000 metri in acqua.
Un esercizio molto allenante per il cuore e il corpo che devono passare dall’assetto su strada a quello acquatico.
La gara è stata comunque faticosa e infatti il mio volto all’arrivo non era così riposato.
C’è da dire che lo swimrun è uno sport molto faticoso.
Credetemi!
Credits delle immagini : Marco Piagentini
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Ultima nota: ho notato che un corridore aveva le scarpe che avevo suggerito di usare per lo  swimrun e un altro aveva forato le proprie scarpe.
Piccoli segnali che però dimostrano che più che mai è importante condividere le vostre esperienze in merito.
A tal proposito ho creato da pochissimo un canale su Telegram dedicato proprio allo swimrun.

Varese, ma che scoperta!

IMG_2483Il 2016 è l’anno del turismo della Lombardia e ho la fortuna di essere nel team che supporta le iniziative lato Instagram.

Così sto scoprendo tanti aspetti della Regione in cui abito dal 2000 che prima non conoscevo bene. Fra le sorprese c’è certamente Varese.
Il territorio, non la città, è esteso e ricco di stimoli.
Vediamone qualcuno

Pedalare
Lago Maggiore bike hotel
 è una rete di alberghi e servizi per pedalare nella terra dei campioni del ciclismo.
Sullo sfondo c’è il Monte Rosa, il contesto è il blu dei laghi e il verde della natura.
Tra il Lago Maggiore e i sette laghi della provincia di Varese ci sono i luoghi dove Alfredo Binda si è allenato percorrendo percorsi panoramici a prova di macchina fotografica.

Cavalcare
diceva un mio amico che l’equitazione è l’unico sport dove uomo e animale collaborano sinergicamente.
Forse è poco noto ai più ma molti dei cavalieri più forti si sono formati a Varese e qui molti vengono per migliorare nelle diverse discipline legate all’equitazione.
A tal proposito ho scoperto un mondo che non immaginavo.

Volare
Sei anni e mezzo dopo il 17 dicembre 1903 quando i fratelli Wright avviarono l’era del volo, un esemplare interamente costruito in italia avrebbe dato il via all’aviazione italiana.
Proprio dove oggi sorge uno dei più grandi aeroporti d’Italia, Malpensa.

Veleggiare e pagaiare
Il patrimonio idrico caratterizzato dal blu dei molti laghi di origine glaciale incide sul territorio e su alcuni sport marini, primo fra tutti il canottaggio.
Una vera e propria istituzione a Varese.

Eccovi qualche foto che ho scattato durante l’ultimo tour del progetto inlombardia365.

I miei compagni di viaggio: bravi e simpatici:
RobySushi
Rob
Around the Globe
Ilaria villani
Sara DeLuigi