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Swimrun2.0: l’evoluzione dei prodotti

Lo swimrun è uno sport in grande espansione.

Chi lo pratica oggi può essere considerato un pioniere.

Ma forse si può già parlare di swimrun2.0.
Si tratta di uno sport  “per duri”  quindi non ancora aperto al grande pubblico.

Per questo sono poche le aziende che hanno investito in ricerca e sviluppo in questa disciplina.

Malgrado questo le novità non mancano e si assiste ad una sempre maggiore frequenza di aggiornamento.
Aumentano le gare e cambiano anche le attrezzature.
Come in ogni sport, anche in questa fase di vita dello swimrun ogni corridore inizia con prodotti semplici o riadattati da altre discipline.
Man mano i prodotti si raffinano e aumentano le opzioni.
Tre prodotti hanno attirato la mia attenzione.

Le pinne da swimrun
Le calze galleggianti
Una nuova famiglia di mute da Swimrun.

Scopriamo queste soluzioni da swimrun2.0!

Le pinne da swimrun

pinnedaswimrun
Nelle gare di swimrun di acqua fredda (ÖtillÖ) è possibile usare palette e persino pinne.
Nella mia gara in Engadina ho visto un paio di atlete che le portavano.
Il continuo togli e metti sarà stato un incubo ma alcune aziende hanno pensato che ci sia margine per sperimentare.

Per esempio la Olander ha sviluppato delle pinne ad hoc. Vi invito a visitare questo link. Sul prezzo, boh, spero che abbiano fatto un errore. 400 Euro mi sembrano un po’ tanti per delle pinne, per quanto modificate!
Esistono anche per donna.

 

Le calze galleggianti

swimruncalfPinne a parte, è invece molto comune usare il pull buoy, cioè quel galleggiante da mettere fra le gambe per tenere a galla gli arti inferiori.
Il pull buoy serve eccome visto che nello swimrun si nuota con le scarpe addosso e quei 400 grammi (mediamente) per piede che tendono ad andare a fondo non aiutano.
Una azienda ha realizzato delle speciali calze che hanno materiale galleggiante già fissato e che dunque dovrebbero rendere l’uso del pull buoy non necessario (a meno che non si cerchi extra galleggiabilità.
Qui le info, sono ancora indeciso se prenderle oppure no.

Una nuova famiglia di mute

Colting_wetsuits

Quando player totalmente nuovi si affacciano sul mercato vuol dire che quel dato sport evolve ma ancora non è oggetto di attenzione da parte di brand più forte.
La realtà più importante nello swimrun è la Head che crede in questo sport e infatti lo promuove sia nella sua versione “fredda” (ÖtillÖ) che in quella calda (Aquaticrunner).
Ma c’è un nuovo player che si è affacciato sul mercato e si chiama Colting.
L’azienda è la stessa che produce le calze di cui ho parlato sopra.
Fondata da un campione di swimrun, questa muta tiene conto di una serie di accortezze molto pratica.
Fra tutte, quelle che voglio segnalare è il colore. Questa muta è fatta per essere visti in acqua e non è una cosa da poco.
Colting wetsuits è un progetto di Colting un atleta che se ho ben capito si è anche inventato Tikker, un orologio che dopo un breve questionario sulla tua anamnesi personale fa partire un timer e ti ricorda quanto resta da vivere.
Secondo il suo creatore servirebbe a sfruttare meglio il tempo a nostra disposizione.
Nell’attesa di elaborare il concetto, spero in una lunga vita per me, i miei cari e per voi che leggete questo blog ;-)

Swimrun2.0: una nuova era è cominciata!

 

 

Dammi volume! IronSwimrunCheers

39 km totali fra nuoto e corsa che poi per me sono diventati 30 di corsa e 10 a nuoto ma va bene così.

Una gara di swimrun IronSwimrunCheers: percorso Iron della swimruncheers senza classifica, conta arrivare, non conta il tempo anche se c’erano dei cancelli (ossia dei limiti orari entro i quali bisogna transitare) per non essere squalificati.
Un percorso tosto, molto tosto. Asfalto, sabbia, salite, discese, percorsi in mezzo ai boschi, due laghi da attraversare.
Indescrivibile l’emozione di attraccare sulle isole Borromee…a nuoto  dopo esserci arrivato con quei vaporetti tanti anni fa.

swimrunandcheers

 

Il percorso, anche da un punto di vista fotografico è spettacolare.
Allego qui alcune delle foto ricevute dall’ufficio stampa.

Qualche considerazione sulla gara

Attrezzatura
Palette, occhialini, body, pull buoy, scarpe da asfalto e calze compression.
Il body, non solo il mio, non ha ben tollerato i 10km. Durante la corsa e soprattutto qualche ora dopo avevo un bel souvenir della mia prestazione.
swimrunorazioVabbè, passerà. La soddisfazione invece resta!

Il pull buoy che ho modificato aggiungendo una seconda corda elastica ha funzionato bene.
Tuttavia il sistema di lacci elastici non ha sempre retto a dovere. Probabilmente dovrò pensare ad un nodo per rendere meno mobile il laccio.
Era infatti spesso necessario aggiustare la tenuta degli elastici e questo alla lunga annoia.
Le scarpe (Brooks Ravenna) si sono comportate benissimo (ormai sono sul viale del tramonto visto che hanno toccato i 700 km) anche se nei percorsi trail ho un po’ faticato.

Percorso
come già scritto, molto bello. Certamente, anche nella versione short (27km, di cui 20 di corsa e 7 a nuoto) non è per tutti.
Ma se avete la preparazione, l’allenamento e la testa, questa è una gara che dovete assolutamente fare.

Organizzazione
Era la numero zero, dunque un applauso a chi ha organizzato e che si è fatto un mazzo tanto: Diego Novella e Valentina Castelli.
Non da meno i volontari e le forze dell’ordine.
Siamo stati scortati lungo il percorso e ad ogni punto ristoro eravamo incitati.


L’ultima considerazione è per me.
Ancora una volta durante la corsa ho sbagliato percorso. Evidentemente c’è da lavorare parecchio sulla tecnica.

Cascadia: questo progetto mi piace parecchio

3500 km. Tanti sono i km che Scott Jurek ha percorso in 46 giorni, 8 ore e 7 minuti.
Si tratta del nuovo record di percorrenza dell’Appalachian Trail, inferiore di tre ore rispetto al precedente record che risaliva al 2011.
Per celebrare il primo anniversario dell’impresa, Brooks e Scott Jurek hanno lanciato una partnership.
Il risultato dell’accordo si chiama Cascadia 11 – 2189 (2189 è l’equivalente in miglia dell’Appalachian Trail – suonava meglio 3500 ma è una gara americana e quindi non possiamo farci niente!).
Una scarpa (l’avrete capito ma per scrupolo lo specifico) che celebra questa impresa.
Del resto 3500 km (ah ci sono anche 157 km di dislivello) non è che siano bruscolini.

Il percorso dell’Appalachian Trail si snoda dalla Georgia al Maine toccando 14 Stati degli USA.
Da quanto ho capito è come fare la via Francigena o il cammino di Santiago di corsa.
Non perché l’Appalachian Trail sia una via santa ma perchè il percorso ha un qualcosa di mitico.
Certamente coprire tutto il percorso include nel prezzo anche un bel po’ di santi.
Brooks_Cascadia2189 (5)

Jurek si è sparato 50 miglia al giorno. Aveva una squadra a supporto ma i km (o le miglia) se le è comunque “pappate” lui.

Jurek ha ovviamente usato le Brooks Cascadia, limitandosi a due sole paia.
Immagino le abbia consumate ;-)
Le Cascadia le conosce benissimo. Infatti ha seguito il lancio dall’inizio degli anni 2000 quindi si può dire che sia una collaborazione decisamente di lungo corso.

Le Cascadia 2189 Scott Jurek Limited Edition sono come dice il nome, una edizione limitata e quanti esemplari verranno realizzati secondo voi?Brooks_Cascadia 2189 (2)

Esatto!  2189 esemplari, uno per ogni miglio percorso da Scott Jurek durante la sua avventura.

La Cascadia 2189 è realizzata con materiali riciclati dalle scarpe che Jurek ha usato.
Quindi se dopo 2km di corsa vi sentite stanchi riportatele indietro.
Non siete degni di queste scarpe!

Scherzi a parte, l’idea di una scarpa in edizione limitata e con i pezzi di prodotto usato da un grande atleta mi piace tantissimo. 

Le scarpe sono in vendita sul sito http://www.brooksrunning.it/ a partire dal 22 agosto.Io ci faccio un pensierino!

Amphibianman: alla scoperta di Grado

Dopo tanti allenamenti (che però non sono mai abbastanza) è arrivato finalmente il momento di mettermi alla prova in una vera gara di swimrun.

L’occasione mi è stata data  dall’Amphibianman di Grado.

La gara è partita dalla spiaggia di Grado con un percorso così distribuito: corsa di 1.5 km (diventati due per esigenze dell’organizzazione) – nuoto di 1.5 km  – corsa di km n – nuoto di  1.5 km swim e 0.5 km run di fatto assorbiti nella prima sessione di corsa e limati in circa 200 metri di uscita dall’acqua al traguardo.
amphibianman orazio

La gara che si svolge ovviamente in condizioni di totale sicurezza (la quota prevedeva per tutti gli iscritti l’assicurazione personale/assistenza logistica/medica/autoambulanza/assistenza in acqua) è terminata con un pasta party finale che l’organizzazione ha gentilmente esteso agli accompagnatori degli atleti.

Il tempo massimo concesso per concludere la gara era di 2 ore e 45 minuti che a me all’inizio sembravano al limite del possibile. 

In realtà ho impiegato molto meno tempo e soprattutto ho capito alla fine della gara che avrei potuto metterci ancora meno.
Nota di servizio: all’inizio calcolare i tempi di una gara di swinrun era un po’ difficile per via della necessità di impostare due diverse discipline sul proprio orologio da gara.
Recentemente la Garmin ha introdotto sul Fenix3 la funzione swimrun e per me è stata la luce.swimrunfenix 3 orazio

Questa gara, facendo parte del circuito italiano di swimrun, metteva a disposizione degli slot per partecipare alla gara finale del circuito aquaticrunner.
Questa gara finale si terrà sempre a Grado il 10 settembre e si dia il caso che sia riuscito ad aggiudicarmi uno di questi slot!!

Avrò quindi la possibilità di gareggiare con i più bravi swimrunners in una cornice che si preannuncia tanto dura quanto affascinante: un percorso acqua – terra di 28 km da Grado a Lignano.

Come tra l’altro recita il regolamento della manifestazione, nel caso in cui il 10 settembre dovessero esserci condizioni meteo non ottimali, il percorso della finale consisterà nella replica, in tre ripetute, dello stesso percorso fatto a Grado per l’Amphibianman.

Amphibianman orazio

 

Dryrobe, qualcosa di nuovo in giro

 Mentre ero alla ricerca di informazioni su una muta, mi sono imbattuto in questa azienda: Dryrobe®
Il claim è

The outdoor change robe.™ A weather-proof change robe. Get changed inside it!

dryrobe

Ho subito provato a cercare maggiori informazioni sul sito per scoprire che Dryrobe è una mantella pensata per tenere subito al caldo un atleta dopo uno sforzo.

La prima cosa a cui ho pensato è la mitica scena del primo Point Break in cui Patrick Swayze fissa il mare, sotto una pioggia torrenziale.

Nella scena c’è lui, la muta, le onde e una specie di vecchia coperta a ripararlo.
Notevole ma nel 2016 non funziona!
dryrobe_orazio
Ad un quarto di secolo dal film qualcuno sembra che abbia finalmente pensato ad una evoluzione della coperta.
Più pesante del classico telo di plastica o del più prosaico bustone nero della spazzatura, più idrorepellente del gore tex.
Dryrobe +  waterproof e antivento.
dryrobe maniche lunghe
Il design, in foto la variante con maniche lunghe è pensato per farvi somigliare ad un wannabe jedi.
Infatti le maniche sono piuttosto larghe per non diventare matti nel tentativo di indossare la giacca con la muta.
Completa la dotazione della giacca, qualche comoda tasca per metterci il necessario .
dryrobe maniche corte

 La versione a maniche corte è ancora più da jedi anche se secondo me non si pone neanche il problema.
Molto meglio prendere la versione di Dryrobe a maniche corte!

E’ ovviamente possibile richiedere la versione personalizzata e non poteva mancare la special edition rossa.
Questa special edition è pensata per allenatori e coach che così possono farsi notare.
dryrobe_rossaAlmeno così dice il sito.
Una cosa è certa, da quanto pratico sport in maniera più assidua, il mio bagaglio ha progressivamente perso la sua connotazione light!

MilanoMarathon: peccato non esserci

milanomarathon_conferenza

Il 3 aprile si corre la Maratona di Milano. Siccome sarò a Parigi con la mia squadra non volevo perdermi almeno la conferenza stampa della corsa più importante della città dove vivo.
L’evento di presentazione si è tenuto il 22 marzo a Palazzo Marino (sede del Comune di Milano).
Fra le notizie clou: il nuovo percorso.
Più rapido e soprattutto con 800 metri di pav in meno.
Ma anche più veloce: l’organizzazione non nega il desiderio di migliorare il tempo di 2h07’17’’ – per rendere questa gara veramente veloce.

milanomarathon2016

La MilanoMarathon sarà anche una festa per La Gazzetta dello Sport: il quotidiano compie infatti 120 anni e sarà la festa della corsa. Di quella corsa a prescindere risultati.
Infatti ci sono numerose squadre che correranno la staffetta.
Le iscrizioni alla Relay Marathon saranno fatte attraverso le 65 organizzazioni non profit (ONP) partner del Charity Program, che quest’anno è dedicato a Fabrizio Cosi, fondatore dei Podisti da Marte”.

Milano Marathon sarà trasmessa in diretta su Fox Sports domenica 3 aprile alle ore 10.00.
Io sarò a Parigi a faticare, come si suol dire.
Nel 2017, garantito, tornerò a Milano.

Swimrun: primo bagno del 2016!

Con largo anticipo rispetto agli anni passati, ho fatto il primo bagno del 2016.
Non sono andato alle Maldive o in altre aree esotiche.
La cornice però era ugualmente da sogno: l’italianissima spiaggia del Poetto a Cagliari.
Praticamente tutta a mia disposizione.
L’acqua, battuta da un bel maestrale era incredibilmente celeste e pulita.

Ma anche fredda.

L’occasione era troppo ghiotta: un allenamento fissato dal coach Matteo Torre che parlava chiaro: primo combo swimrun. 2500 metri di corsa + 500 metri a nuoto.
Per 4 volte.
Del resto le gare di aquaticrunner si avvicinano.
Quella di Engadina, con acqua prevista a 12 gradi, è a luglio e sarà impegnativa.

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Trovandomi in Sardegna ho pensato di fare sul serio e così dopo aver messo in valigia la mia muta Amphibia della Huub (si tratta di un modello specificatamente pensato per lo swimrun quindi si usa per nuotare ma anche per correre) ho deciso di testarla.swimruntest_orazio2
La prima uscita di swimRun mi ha visto con la muta della Huub, le scarpe della Columbia, delle calze della wonderful socks, una cuffia usata per la mia prima esperienza nel triathlon e i miei occhialetti flex predator.

swimruntest_orazio3
Daniela, che mi ha accompagnato in questa avventura, è una nuotatrice che non si ferma mai neanche in inverno, mi ha prestato un cappuccio e i guanti. Pensavo di non usarli.

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Ma l’acqua era oggettivamente fredda.

Impressioni

La muta ha fatto ottimamente il suo lavoro in acqua.
L’apertura frontale, accompagnata anche dall’apertura posteriore permettono di arieggiare il busto mentre si corre.
Solitamente le mute da Swimrun si tagliano, per questa volta ho preferito non farlo.
Devo però sperimentare con qualche corsa aggiuntiva la praticabilità durante la corsa. Nel primo utilizzo ho visto una leggerissima abrasione sulla coscia destra.

Le scarpe hanno fatto egregiamente il loro lavoro per le quali non sono state progettate.
La tomaia leggera lascia defluire l’acqua.

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La suola, grazie alle sue cavità non si appesantisce.
Penso proprio che saranno battezzate scarpe da swimrun.
Non credo che sarà necessario forarle come viene suggerito da qualche produttore nordeuropeo.

 

Le calze erano della wonderful socks. Ho evitato le calze da running che si impregnano troppo d’acqua e ho optato per queste calze da corsa e cisclismo realizzate in tessuto tecnico.
Ho corso sulla sabbia con scarpe bagnate per complessivamente 9 km e queste calze non hanno fatto letteralmente una piega.
Ora resta da continuare a provarle ma la direzione è quella giusta.

Occhialetti ok. I predator sono una garanzia in piscina e in acqua. Essendo occhiali, la superficie è piuttosto ristretta e non c’è il rischio che potessero darmi fastidio con il cappuccio.

Il cappuccio non mi ha convinto. Ottimo da usare in acqua perchè isola le orecchie (l’acqua fredda alla lunga potrebbe dare fastidio) ma è assolutamente impraticabile durante la corsa (toglierselo fa perdere tempo).
Tenerlo al collo è fattibile ma fastidioso perchè stringe la gola e durante la corsa non è proprio il massimo.
Sicuramente lo rimpiazzerò con una cuffia più specifica (quella con il sottogola) sperando che le proprietà di isolamento termico siano ugualmente valide.

Anche i guanti non mi hanno convinto. In acqua hanno disturbato la bracciata e una volta uscito dall’acqua erano pieni di acqua.
Nello swimrun si usano le palette e dunque si è trattato più che altro di un test di fattibilità.

 

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Correre d’Inverno – i consigli di Brooks

Brooks_FW15_DriftShell_Man_Blue_lowBrooks è una azienda americana che produce capi e calzature per la corsa e non solo.
In occasione della presentazione della loro linea di abbigliamento tecnico per l’inverno, eccovi 10 consigli per chi vuole correre d’inverno dove possibile ho fatto qualche aggiunta/integrazione in base alla mia esperienza.

Non correre soli – Se non avete una volontà di ferro è meglio allenarsi in coppia. Vi darete la carica l’un l’altro/a

Fare un buon riscaldamento – aumentate il flusso del sangue con un po’di esercizio. Vale anche passare l’aspirapolvere!

Rendersi visibili – fatevi notare per la vostra sicurezza

Vestitevi a strati – capi in tessuto tecnico a contatto con la pelle, un pullover in misto lana come strato intermedio e un gilet sottile, termico e resistente all’acqua, come livello più esterno. Di solito partite infreddoliti ma arrivati belli riscaldati.

Difendersi in caso di pioggia – vi serve una giacca in materiale idrorepellente leggera e traspirante e un paio di scarpe in goretex.

Proteggere le parti scoperte –  canfora o vaselina aiutano a proteggere la pelle dal vento e previene secchezza e screpolature connesse con le basse temperature.

Prestare attenzione al fondo stradale – vale in tutte le stagioni ma l’umidità, la pioggia e soprattutto il ghiaccio sono nemici insidiosi.

Disegnare un percorso circolare – in caso di temporali o neve improvvisi basta tagliare in linea retta il percorso originario per tornare alla base nella metà del tempo. Questo non sempre è possibile ma in città troverete facilmente riparo.

Cambiarsi subito – Dopo aver corso e sudato, in inverno è necessario cambiarsi subito dopo l’allenamento. La temperatura corporea cala repentinamente alla fine dello sforzo, e avere abiti bagnati a contatto con la pelle darebbe letteralmente i brividi.

Non essere eroici – Correre inseguiti da una tromba d’aria o farsi affiancare dai lampi rischia di essere peggio che saltare un allenamento. Se fuori la furia degli elementi si scatena sarebbe più prudente una sessione di tapis roulant.

I materiali tecnici sono importanti. La linea presentata da Brooks è basata sulla tecnologia DriLayer.
Questo tessuto è alla base di molti capi e può essere mixato con altri materiali. Per esempio alcuni capi riportano la dicitura a DriLayer® Sheep-ish e altre il DriLayer® SuperSeal.
La base comune è insomma la traspirabilità mentre varia il livello di impermeabilizzazione del capo.

Shooz: la scarpa per lo smart traveller

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E così ci siamo arrivati. Una scarpa che viene scomposta e si trasforma in una scarpa da corsa e in una da passeggio.
Per quanto, detto così è riduttivo. Eccovi una immagine che vi aiuterà a capire le diverse opzioni.
Il prodotto in questione si chiama Shooz ed è una idea nata in Italia.
Non compri una scarpa.
Compri una suola e due o magari anche tre tomaie.
I vantaggi sono evidenti e le priorità pure, per quanto soggettive.
In primis risparmi spazio e per i maniaci dello spazio in valigia, si tratta di un plus mica di ridere.
Elemento correlato allo spazio, è il minor impatto sull’ambiente.
Non ultimo, il risparmio.
La scarpa è su Kickstarter, qui il link dove potrete vedere come funzionano, quali sono le opzioni disponibili e soprattutto prenotare il vostro paio.12212425_10206750678940062_171409664_n-1
Il creatore si chiama Edoardo Iannuzzi, un giovane romano che vive fra Milano e Londra.
Lo avevo intervistato tempo fa nel suo studio a pochi passi da via Savona.
Il concept della Shooz è interessante e innovativo: di fatto potrete portarvi con poche combinazioni un sacco di scarpe occupando poco spazio.
Questo aspetto, magari meno appagante per il pubblico maschile, lo sarà presumibilmente per quello femminile.
Certo le zip sulle scarpe si vedono già da un po’ ma qui parliamo di qualcosa di totalmente differente. Non si tratta di un accessorio, la zip è funzionali alla scarpa stessa.
Ipotizzando di indossare un paio di  shooz, in valigia dovrete solo portare la skin il che significa che è come portarvi una maglietta.
Se siete poi degli smart traveller con la passione per la corsa,  capirete che il bagaglio a questo punto prende una configurazione completamente diversa.
Il look è in buone mani, sono stati scelti prodotti italiani e non a caso lo stesso sito recita orgogliosamente la provenienza italiana: www.shoozmadeinitaly.com.
L’elemento che potrebbe preoccupare ossia l’esistenza della zip e il possibile sfregamento del piede viene risolto proteggendo la zip con una linguetta ad hoc. 
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Insomma parliamo di un prodotto che promette di farci risparmiare spazio in valigia (e nell’armadio) senza costringerci a fare rinunce.
In una parola, come direbbero gli inglesi: cool!

Per conoscerli meglio:
www.shoozmadeinitaly.com
Twitter: www.twitter.com/shoozmadeinita
Facebook: www.facebook.com/Shooz.Italy

 

 

Correre a Boavista (Porto)

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Boavista è il quartiere elegante di Porto. Uffici, palazzi di design e splendide case. Ma soprattutto è un vialone non troppo trafficato (almeno la mattina) che arriva fino al mare seguendo idealmente il percorso del Douro, il fiume della città.
Boavista si differenzia da Porto città, che, invece è un affascinante dedalo di strade che salgono e scendono senza pietà. Il tutto condito da veicoli, turisti e numerosi lavori in corso.
Ho dunque optato per una corsa a Boavista in direzione mare. Sono partito da un punto poco fuori dal centro storico (Mercado Bom Sucesso) e sono sceso in direzione mare ma per mio errore di valutazione non ci sono arrivato fermandomi prima (non volevo strafare anche se poi avrei potuto benissimo).
Il percorso non è fantastico. Avrei preferito correre costeggiando il Douro ma non mi risulta si possa fare di corsa (sarò ovviamente felice di essere smentito). La lunga discesa che si trova quasi subito significa poi lunga salita al ritorno che, va detto, serve tantissimo a fare fiato. Infine: il percorso può ricordare da un punto di vista planimetrico la Roma-Ostia (con la metà del percorso).