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Condivivi il trail running

Qualche giorno fa sono stato invitato da Decathlon per partecipare al progetto Condivivi.
Condivivi è anche il nome del test dei nuovi prodotti trail running.

La prova è consistita in un percorso di circa 7km a Montevecchia.
L’obiettivo era provare i nuovi prodotti Kalenji pensati per il trail running e dunque prima di tuffarci nel verde siamo stati equipaggiati di:

  • scarpe
  • calze a compressione
  • pantaloncini
  • maglietta
  • gilet

L’anello che abbiamo percorso era di circa 7km.
Le condizioni del meteo erano ottimali.
Area fresca ma non gelida, fondo asciutto e panorama tipicamente autunnale.

Davvero bei momenti

Non si è trattato di un vero e proprio allenamento, visto che abbiamo fatto un paio di soste foto e rifornimento con foto inclusa.

Arrivati nella mitica salita di Montevecchia abbiamo messo in piedi un vero e proprio shooting approfittando delle linee prospettiche della scalinata.

 

 

 

 

 

 

 

Ovviamente non poteva mancare la foto ricordo.

 

 

 

 

 

 

Qualche considerazione:

i prodotti Kalenji mi hanno colpito favorevolmente.
I pantaloni e la maglia in particolare hanno un ottimo livello di traspirabilità.
Tutto regolarissimo con le calze. pur essendo la prima volta, non ho avuto problemi ai piedi.
Una gran bella cosa.
Mi ha convinto un po’ meno il gilet che mi è sembrato ottimo per riparare dal vento ma un po’ meno sul fronte della traspirazione.

Sulle scarpe non saprei. Trovo che la suola sia un po’ troppo rigida ma sulle scarpe, si sa, ogni volta si potrebbe scrivere un romanzo.
Di fatto è ancora un po’ presto per dare una valutazione.
Con il tempo le scarpe si ammorbidiscono e non dobbiamo dimenticare che nel trail il fondo può avere mille forme quindi dipende anche da come le utilizzerò la prossima volta. Mi riservo quindi di fare qualche altra uscita per aggiornare questo post.

Percorso.
Beh, l’ho già scritto e lo ribadisco. Montevecchia è un ottimo posto per allenarsi. Purtroppo non è vicinissima milano ma è pur sempre un bel posto da raggiungere con 40 minuti di auto.
Fateci un salto, ne rimarrete contenti!

Swimrun: che mi metto?

Parlo tantissimo di Swimrun e puntualmente mi chiedono di spiegare meglio questa storia del nuotare vestiti.
Si, nuota con le scarpe e si corre con la muta.

La muta, parliamone.
La muta è spesso e volentieri non un optional ma una necessità.
Specialmente per quelle gare che si svolgono in Nord Europa dove l’acqua non è esattamente calda.
Ma c’è muta e muta.
Ci sono quelle da triathlonLe marche si sprecano, ci sono tantissimi modelli e la scelta non è proprio facile. Tutte però di base hanno fra le caratteristiche la cerniera posteriore.

huub muta triathlon non swimrun

 

 

 

 

 

 

 

Le mute da SwimRun sono diverse da quelle per il Triathlon e per fortuna o purtroppo la scelta è limitata.
Aziende come Orca, Head, Huub e Seal si contendono il mercato.

In che cosa differisce una muta da swimrun con quella da triathlon?

Per prima cosa con una muta da swimrun potreste dover correre per 50km.
Una cosa impensabile da fare con una muta da triathlon.

Questa vi garantirà pieno galleggiamento durante il nuoto ma il neoprene scalda presto e potrebbe creare una certa resistenza alle gambe e alle braccia.
Soluzione: potreste tagliare la muta da triathlon e usarla per lo Swimrun ma a me l’idea di spendere 400 euro e romperla non mi fa impazzire.

Le mute da SwimRun hanno sempre una cerniera frontale per facilitare la ventilazione del corpo durante la corsa.
Spesso ci sono tasche per metterci dentro i gel, bussole, occhialini di ricambio.
Poi c’è un diverso spessore del neoprene la cui distribuzione può variare e di tanto: da 1.5mm a 8mm!
1,5 millimetri intorno alle braccia e alle spalle danno flessibilità.
4-5mm sul corpo garantiscono galleggiamento
6-8mm sulla parte anteriore degli arti aumenta la galleggiabilità e aiuta soprattutto le gambe, appesantite dalle scarpe (l’avete capito che si nuota con le scarpe no?)
Fischietto: come nel trail è un accessorio obbligatorio e le mute da Swimrun spesso e volentieri lo integrano.

Colori vivaci: non fate i ninja. I colori vi rendono visibili in acqua e immagazzinano meglio i raggi solari.
Nei laghetti alpini, in Nord Europa ne avrete bisogno!

muta swimrun

corricon

Che fantastica storia è la vita: la staffettami e Venditti

Come ogni lunedì esce il post su “thesmarttraveller”.
Faccio sempre un piano editoriale ma ci sono delle volte in cui mando tutto all’aria.
Per esempio: oggi!
infatti è ancora troppo vivo il ricordo di questo splendido weekend corsaiolo/mediatico.
Da romantico romano quale sono, ho associato a questi due giorni una canzone di Venditti: che fantastica storia è la vita.
Non la conoscete?
Ecco qua il video

Si è trattato di un weekend da urlo perché grazie al progetto Corricon promosso da Europ Assistance ho avuto l’opportunità di conoscere alcuni grandi campioni della corsa e di correre con loro per la staffettami.
Andiamo per ordine: Corricon è un challenge di Europ Assistance che per il sesto anno è partner della SuisseGas Milano Marathon 2015 e Relay Sponsor della staffetta più numerosa d’Europa. 
Per partecipare ed essere scelti il challenge prevedeva che i partecipanti avessero 3 caratteristiche:

  • presenza sui social network;
  • preparazione atletica;
  • motivazione a correre in squadra;

E così insieme ad Andrea Riscassi, giornalista di Rai Sport, Valentina Ceriani, giovane runner e Anna Incerti, Medaglia d’oro di maratona a Barcellona 2012 e ‘ambasciatrice di sport pulito” eccomi ad essere il quarto runner della staffetta.
Saranno indimenticabili gli ultimi 100 metri corsi con Valentina e Anna fino al traguardo con una selva di fotografi pronti ad immortalare il momento.
La gara e la preparazione sono stati ripresi da Sky Sport che farà una puntata ad hoc su Icarus 2.0.
Non sapete cosa è icarus 2.0?
Taac! Eccovi il video della Strongman run (altra bellissima esperienza che posso raccontare di aver vissuto in prima persona)

Ho già detto abbastanza. Eccovi una galleria con un po’ di foto del weekend!

 

 

 

 

Kevlove: della vela non si butta niente

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oggi vi faccio conoscere una azienda tutta italiana: si chiama kevlove

Partiamo subito con le domande!
OS: Presentati
EF: sono  Elena Filippini, la fondatrice di Kevlove.  Non sono nata  artigiana ma lo sono diventata. Nasco una insegnante e councelor.

OS: perché il nome Kevlove
EF: è la sintesi di kevlar, materiale con cui vengono realizzate le vele e love, inteso come passione per le cose fatte bene e con cura

OS: come è nata Kevlove
EF: è nata per caso, 10 anni fa ho realizzato per sfizio una borsa usando delle vecchie vele prese dal laboratorio di mio papà, lo stesso laboratorio in cui lavoro oggi.
Quella borsa è piaciuta e poco alla volta mi hanno chiesto di realizzare dei prodotti simili.

OS: Quale è la componente più originale
EF: noi realizziamo le borse con la consapevolezza di essere dei velai
e per questo creiamo i nostri prodotti con i macchinari originali

OS: Utilizzi sono le vele?
EF: quasi sempre si, vista la natura artigianale del lavoro può anche capitare di usare altri materiali.
Per esempio una cliente mi ha chiesto di realizzare un prodotto con una pelle di pitone che aveva in casa da tempo.

OS: quale è l’identikit del tuo cliente
EF: essenzialmente è una persona pratica e semplice che ha voglia di avere qualcosa di unico. E’ chiaramente interessato anche alla sostenibilità del prodotto ma direi che non è quello il driver principale per l’acquisto.

OS: Di che quantità parliamo?
EF: proprio perché usiamo solo materiale “di scarto” non abbiamo grandi quantitativi.
Ogni vela contiene 10 borse.
Nel 2013 abbiamo realizzato 978 pezzi

OS: Quali prodotti realizzate
EF: Essenzialmente borse perché possiamo usare ogni parte della vela. Possiamo realizzare anche degli zaini ma per farli abbiamo bisogno di parti “estranee” alla vela (gommapiuma per gli spallacci) e questo ci fa discostare dal progetto originale.
Con le borse invece possiamo usare anche i moschettoni e le cinghie per le derive

OS: Quali sono i vostri concorrenti
EF: tecnicamente non ne abbiamo, nessuno che io sappia ha una veleria. Sono in tanti invece ad usare i materiali di scarto, i più noti poi tendono ad avere una certa serialità nei materiali. Noi realizziamo prodotti sempre diversi.

OS: Insomma, fammi passare il concetto: la vela è come il maiale, non si butta via niente! Ma quali sono i tuoi programmi per il futuro?
EF: 
Di sicuro sentiamo l’esigenza di cambiare gli spazi e di ingrandirci.
Ci piacerebbe avere un’area aperta in cui invitare i clienti e mostrare loro come lavoriamo.
Dal punto di vista dei prodotti, molto probabilmente andremo a realizzare dei trolley. La struttura sarà analoga agli altri prodotti, ma metteremo a disposizione un accessorio che renderà questa borsa trasportabile,

Sustenium e frutta.

In questi giorni fa caldo un po’ ovunque in Italia. In modo particolare nelle grandi città come Roma e Milano.
Visto che vado ancora a correre e che prendo i mezzi pubblici ho deciso di aiutarmi con un po’ di sali minerali.

Dopo il Polase, provato per due anni di fila e ritenuto essenzialmente “leggero” sono passato a qualcosa di più specifico per chi fa sport. Su consiglio della mia farmacista, sto provando Sustenium. A differenza degli altri sali, contiene la creatina (tranquilli, non faccio doping) e ha un quantitativo superiore di potassio e magnesio.
Abbinandolo ad una dieta ricca di frutta e verdura, la situazione è decisamente migliorata. Lo consiglio, in particolare modo, a coloro che fanno sport.