Aquaticrunner 2018: ogni gara è un intreccio di storie

Aquaticrunnerfinisher

AquaticrunnerfinisherQuesto post potrebbe essere un inno all’epica e all’eroismo di chi disputa l’aquaticrunner.
Oppure potrebbe essere semplice egocentrismo.

Ma non sarà nulla di tutto questo.

Quando leggo di imprese sportive compiute dagli amatori, da sportivo amatore comprendo i toni spesso sensazionalistici tipo “realizzato il nuovo record del mondo” o “armageddon oggi!”.

Ma come pare sia assodato, siamo tutti diversi e ci sarà sempre qualcuno che non capirà una acca di quanto scrivamo.
Tendenzialmente poi ci riempirà di insulti.

E poi niente è più relativo di una impresa sportiva.

Aver completato una corsa di 21km per alcuni è l’obiettivo della vita, per altri è una banalissima sessione di allenamento.

Peggio, lo stesso valore cambia nel tempo.
Quando feci i miei primi 21km ero distrutto e felice. Ora sono solo distrutto. Peerchè non sono felice? Perchè è una distanza che copro spesso e quindi è diventata una abitudine.

E’ qui vi parlo dell’Aquaticrunner.

 

Una gara in cui si parte da Grado e si arriva a Lignano attraversando mari e spiaggia.

 

Si corre e si nuota per 32 km.

 

Chi l’ha fatta sa che è dura, chi non l’ha fatta probabilmente non si rende conto del tipo di attività.

Ma non cerco l’approvazione, ne’ chiedo di farmi sentire un eroe. Mi limiterò a dire che l’ho conclusa e che la rifarei.

In questo post  vorrei parlarvi di una storia, anzi di mille storie. Dove mille è una iperbole e dove le storie sono solo anticipate. Se fossi uno scrittore potrei anche farne un libro, ma ho troppo rispetto dell’arte di scrivere.

E siccome si parla di storie, ogni riferimento a cose e persone qui è vero.

Vedete, ogni gara è un intreccio di storie.

  • C’è il suo ideatore, che lavora un anno prima per ogni edizione,  lotta contro la burocrazia, ma alla fine supera ogni difficoltà totalizzando la settimana della gara 5 ore di sonno in 5 giorni.
  • C’è il veterano che ha corso 5 edizioni e che si misura anno dopo anno contro se stesso e gli anni. Vincendo almeno nella propria categoria.
  • C’è il campione del mondo che pur essendosi ritirato dal professionismo dimostra a tutti che è ancora pronto a graffiare.
  • C’è il gruppo di amici che fa parte della stessa squadra e si allenano insieme. Quando è il momento della gara, individuale, loro cosa fanno, corrono e lasciano indietro il compagno che è in giornata no? Giammai! Lo aspettano.
  • C’è la ragazza che corre pur essendo indisposta (eh si, si vedeva), ma non si tira indietro e arriva al traguardo.
  • C’è il banditore che carica tutti a molla e lo fa per il primo arrivato e per l’ultimo con lo stesso entusiasmo.
  • C’è il padre di famiglia che incastra la gara con altri mille impegni sfidando un ambiente familiare che lo ama ma che è pronto a condannarlo.
  • E poi c’è quel corridore che ha disputato le prime edizioni, poi è stato chiamato in cielo e pur non essendoci fisicamente, c’è con lo spirito grazie alla memoria degli amici e dei compagni di squadra.

Ecco perchè ogni gara non è solo competizione, lotta e sacrificio.
E’ anche un momento straordinario in cui si può ammirare il meglio e il peggio di tutti noi, perchè vedete, specialmente nelle gare di resistenza, la fatica ci toglie tutte le convenzioni, tutte le sovrastrutture psicologiche e alla fine ci lascia solo la nostra essenza.

E’ per questo che vi consiglio di arrivare al limite almeno una volta nella vita. Imparerete tantissimo su di voi 

 

 

FitbitVersa: prova sul campo

Vuoi provare il FitbitVersa?

La domanda è rimasta senza risposta per pochi secondi. Per me è stato subito un si.

 

fitbitversa

E così, dopo il mio ultimo test di un paio di anni fa, si ritorna a provare un prodotto Fitbit.

L’azienda ne ha fatta di strada!

Criteri del test
ho usato il FitbitVersa in almeno 4 corse dopo averlo configurato.

Vantaggi

  • leggero
  • cinturino intercambiabile
  • display leggibile
  • ottima durata della batteria (che comunque è sempre vincolata all’uso che se ne fa)
  • ottima applicazione

 

Svantaggi

  • Il prezzo è accessibile ma cercherei di essere più aggressivo
  • Tanti cinturini ma si può fare di più

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Aquaticrunner: quando il gioco si fa duro…

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ahhh, l’aquaticrunner!
Lo swimrun diventa sempre più popolare: aumenta il numero di gare all’estero e circuiti  come quello di Otillo crescono in popolarità e mito.
Ma non dobbiamo assolutamente dimenticare che esiste anche un circuito italiano con regole proprie e con una gara di riferimento.
Mi riferisco appunto all’Aquaticrunner, una gara di 30km fra sabbia, acqua e guado.
Una gara anche questa non per tutti dove bisogna avere caviglie forti per correre sulla sabbia, resistenza nel nuoto, non bisogna temere le meduse che di frequente si incontrano e bisogna resistere al caldo.
Ve lo dico perché ho gareggiato e l’ho pure finita.

Quest’anno la gara si farà alla fine di agosto, il percorso è invariato, si parte da Grado e si arriva a Lignano.

Se non fosse per la fatica e per il cronometro, sarebbe da fermarsi e fotografare il paesaggio per tutto il tempo ma ahimè non si può!

La grande novità di quest’anno è che l’asticella sale. Oltre ai grandi campioni italiani quest’anno è attesa la partecipazione di un atleta chiamato Faris Al-Sultan.

A molti di voi questo nome non dirà molto ma se siete dei triatleti avrete certamente riconosciuto il vincitore di Kona nel 2015 (Kona è la finale del circuito Ironman e la più dura delle gare, quindi per vincerla bisogna essere davvero di acciaio).
Faris nel 2016 si è cimentato nello swimrun facendo una delle gare più massacranti, la ÖtillÖ e pur non avendola vinta, si è comunque piazzato fra i primi 20 posti.
Anche qui vi posso dire che finire la ÖtillÖ  è già una bella soddisfazione. Vincerla è LA soddisfazione.
E dopo Kona e ÖtillÖ, Faris a 39 anni vuole cimentarsi nello swimrun italiano.
Tedesco di origini irachene, tesserato con il team di Abu Dhabi, oltre a Kona ha vinto l’Ironman Arizona, Malaysia, Regensburg, Austria e Lanzarote).
Faris è pronto a confrontarsi con noi ed è felice perché troverà in italia, buon cibo, bei paesaggi e acqua calda.
Per quanto mi riguarda, non so ancora se gareggerò ma di sicuro, lo vedrò giusto alla partenza, poi…ciao

 

 

Powerbreather: cosa è?

 

Premessa
il 17 novembre è stato il mio compleanno e Morena mi ha fatto un regalo.

Si chiama Powerbreather ed é uno strumento pensato per nuotatori, sub e triatleti.
Il suo obiettivo è farvi respirare aria sempre pulita, a differenza degli snorkel tradizionali. Che riutilizzano in parte la co2 emessa durante la respirazione.
Si indossa come uno snorkel e si stringe alla testa (non troppo) con una levetta.

All’inizio la sensazione é quella di respirare a fatica.

Bisogna infatti attivare una membrana e questo permette di aumentare la capacitá respiratoria.

Dopo i primi metri ho capito come funzionava e da lì ho cominciato a usarlo con maggiore serenitá.

Per 1000 metri dunque sono stato sempre sott’acqua ammirando il fondo della piscina.

Non vedo l’ora di provarlo in mare o in un lago sperando di avere un po’ di visibilitá e di godermi la nuotata.

Per il momento il giudizio é più che positivo.

Tornate a leggere spesso questo post, senza dubbio lo terrò aggiornato con nuove esperienze e valutazioni!

Per info: http://www.powerbreather.com/en/index.html