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Ötillö: 10 cose che ho imparato

 

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Dopo mesi di preparazione è arrivata la data fatidica: il 10 luglio.
Luogo: Engadina
Gara: Ötillö Engadin Swim Run.
Mesi di fatica, di incastri fra famiglia, lavoro e impegni con l’associazione Igersitalia.
Mesi che poi si risolvono in una giornata di gara in cui speri di arrivare al massimo della forma sia fisica che mentale.
Nelle gare di swimrun Ötillö, poi, tutto questo deve essere moltiplicato per due perché queste gare si fanno “paired”.
Si parte in due, si arriva in due: sennò si viene squalificati.
Ma al di là dei classici commenti (chi te lo fa fare? Ma perché? Ma dai che hai 40 anni!) gare come la Ötillö dovrebbero essere considerate al pari di master e corsi di formazione.
E’ in occasioni come queste che capisci la differenza, non teorica ma pratica, sul gioco di squadra, sulla volontà, sulla capacità decisionale.
Mi sento (e probabilmente sono) una persona migliore da quando pratico questo sport.
Ma andiamo per ordine, ecco 10 cose che ho imparato e che vorrei condividere con voi.

  1. scegli il tuo compagno/a di gara: sarà sempre al tuo fianco. C’è una regola nelle gare Ötillö: il tuo socio non deve essere a più di 10 metri da te. Questo implica sinergia e supporto reciproco. Se non c’è la gara diventa molto più difficile.
  2. testa l’attrezzatura: lo swimrun è ancora uno sport nella sua fase iniziale, esiste un regolamento ma non esistono attrezzature definitive: provare, provare e ancora provare: la muta corta, il pullbuoy con il laccio o con la cintura? Le palette grandi o quelle piccole che hanno meno attrito? La cuffia in neoprene o quella di silicone così non sudo troppo? Etc.. etc.. Tutto è relativo, purtroppo o per fortuna.
  3. studia il percorso: la tecnologia ci aiuta ma ci fa perdere alcune sensazioni. La fatica può poi annebbiare la capacità di giudizio e pregiudicare una gara. Come è successo a me e al mio socio Niccolò. Una indicazione non chiara da parte di un assistente di gara e una elevata pressione sui tempi, uniti alla stanchezza di 6 ore di corsa e nuoto hanno portato al ritiro.
  4. ambientati: sei in mezzo alla natura, può essere un lago a 1800 metri o una spiaggia nel mare Adriatico: cambia lo scenario, cambia il tuo corpo. Chi si adatta sopravvive. Non lo dico io, lo dicono millenni di evoluzione. Qui sopravvivere non significa letteralmente continuare a respirare, ci mancherebbe, è tutto fatto in massima sicurezza.
    Sopravvivere vuol dire arrivare alla fine della gara con il sorriso sulle labbra e non come uno che ha appena terminato un calvario
  5. alimentati: il giorno prima della gara ma soprattutto durante la gara: nelle gare di swimrun si suda un sacco, quindi è fondamentale idratarsi e mantenere le energie. Alcune gare possono durare anche 9 ore.
  6. fregatene: è fantascienza pensare di arrivare ad una gara di swimrun del circuito Ötillö senza allenamento. Nei mesi precedenti la gara ne sentirai tante (perchè, ma tu sei matto?, etc.. etc..) e correre per strada con la muta non è proprio la cosa più normale del mondo. E’ una prova in più per capire se sei davvero motivato
  7. sii fiero: questo sport è in una fase iniziale ed esplosiva. Ritengo che abbia ampio margine per diventare di moda come è successo recentemente con il triathlon. A differenza della “triplice” lo swimrun è uno sport più economico (non ci sono i costi della bicicletta) e pur richiedendo tempo e dedizione, non ci sono le lunghe ore in bici.
  8. pianifica: le gare di Swimrun sono sempre di più ma il loro numero è limitato. Conviene pianificare con largo anticipo le gare a cui partecipare per non incappare nel sold out. Questo sport infatti sta crescendo il popolarità.
  9. sbaglia: io per primo, mentre scrivo questo post, me lo sto ripetendo. Mi ero preparato così tanto per questa gara e un errore di poco conto, andare a sinistra anziché a destra ha portato me e il mio socio fuori tempo massimo. Ovviamente  ora come ora fantastico con i se e i ma. Vorrei avere una macchina del tempo per tornare indietro e non commettere quell’errore perchè sia io che il mio socio siamo consapevoli che quella gara potevamo finirla.
    Ma a 48 ore di distanza posso dire che resta il forte fastidio (potrei chiamarlo in maniera diversa ma preferisco essere educato!) unito ad una motivazione e una forza che difficilmente ho provato in occasione di una gara: vorrei che la prossima gara (inizialmente non prevista ma aggiunta in corsa proprio in virtù di questa “caduta) fosse domani. Pensavo di non voler fare una gara Otillo, dopo questa. Ora voglio provarle e finirle tutte. Sono felice di sapere che anche il mio socio la pensa così.
  10. condividi: vuoi correre una gara di swimrun o pensi di farne una? Condividi le tue emozioni ma anche quello che hai imparato. E’ uno sport di cui si parla sempre di più, ma non abbastanza. La condivisione di informazioni ma anche di emozioni è fondamentale per approcciare questo sport nel migliore dei modi.
    Da dove cominciare? Sicuramente dalla famiglia e a tal proposito non finirò mai di ringraziare mia moglie Morena che ha capito quanto sia importante per me riuscire in questo sport.

 

JobLifecycle a Milano. Sconto del 15% per voi

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JobLifecycle è il corso della Formacom Academy che ha come obiettivo il “nuovo” colloquio di lavoro

Formacom Academy è un progetto del mio amico Fabrizio Puddu a cui ho deciso di aderire sia come docente che come partner di comunicazione.

Ma prima di proseguire la lettura, vi do subito una notizia.
Per voi che leggete questo post, è previsto uno sconto del 15% sulla tariffa Early Bird con il codice THESMARTTRAVELLERFRIENDS.

 

Torniamo al corso: Linkedin come social network professionale, il Jobs Act, la ricerca di lavoro e la selezione di collaboratori. Si tratta di nuove parole chiave per muoversi nel complicato mondo del lavoro ne 2016.

JobsLifecycle, il corso della Formacom Academy si svolgerà al Copernico di Milano il 13 maggio pomeriggio e il 14 maggio mattina e vuole dare dei punti fermi a questi temi.
Per iscrivervi cliccate qui: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-job-lifecycle-linkedin-il-colloquio-di-lavoro-ed-i-segreti-del-jobs-act-23720690223?aff=es2#tickets)

Il programma di jobLifecycle

13 maggio pomeriggio (14-19:30)

  • Linkedin non è solo la vetrina del vostro curriculum (Orazio Spoto) dalle 14:30 alle 16:00
  • Come si affronta, oggi la ricerca di un  lavoro (Laura Barettini) dalle 16:30 alle 19:30
    • impostare e affrontare un colloquio di lavoro (preparazione del colloquio, focus, spunti su come meglio indirizzare il colloquio, come porsi in situazioni e contesti diversi).
    • la testimonianza di un direttore risorse umane : chi c’è dall’altro lato del tavolo? Quali sono le sue  aspettative? Come si pone di fronte a chi cerca lavoro?
    • il mondo dell’headhunting: come gestirlo
    • il curriculum vitae: biglietto da visita e strumento di comunicazione di se stessi

 14 maggio mattina (9:00 – 13:30)

  • Mostrarsi su Linkedin: le case histories (Fabrizio Puddu) dalle 9:30 alle 10:30
    • I segreti del jobs act (Avv. Marco Lama) dalle 10:30 alle 13:30
    • Il mondo del lavoro prima del Jobs Act
    • Quali sono le principali ricadute sostanziali del Jobs Act sui rapporti di lavoro dipendente e sulle collaborazioni;
    • Le vecchie e le nuove alternative al rapporto di lavoro dipendente
    • Le forme di sostegno alla disoccupazione.

I  docenti:

  • Orazio Spoto: Social Media Manager e cofondatore di Instagramers Italia
  • Laura Barettini: Consulente di Direzione, headhunting e coaching
  • Fabrizio Puddu: Senior communication consultant
  • Marco Lama: Avvocato specializzato in diritto del lavoro

 

Dove:

Al Copernico di Milano in via Copernico 38

Maggiori info e biglietti qui

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-job-lifecycle-linkedin-il-colloquio-di-lavoro-ed-i-segreti-del-jobs-act-23720690223?aff=es2#tickets

Per informazioni:
Fabrizio Puddu-Formacom
Mail:masterclass.formacom@gmail.com
Cell 3450874924

 

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Noovle – change the game: un messaggio per l’uomo comune

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Il 1 aprile 2015 si è tenuto l’evento  Noovle Change the Game di cui ero parte del social media team.
Partiamo col dire che siamo andati nei trending topic di Twitter, ossia abbiamo generato decine di conversazioni in rete.
 Obiettivo della giornata di lavoro era fare un ’invito al cambiamento culturale per un futuro digitale, nel quale le persone sono il motore dell’innovazione.

Cosa mi porto nello zaino da questa giornata? Tante cose ma una fra tutte spicca: la sensazione che il digital divide sia un problema reale e che sia più grande di quanto pensiamo.
Si tratta di una mia conclusione della quale sono fermamente convinto.
Da una parte abbiamo una classe dirigente e non che comprende il potenziale dell’innovazione e che cerca di cambiare i processi.
Dall’altra c’è l’altra Italia.
Quella fatta di luoghi comuni: i politici sono corrotti, le tasse sono elevate, lo Stato non fa nulla, le aziende si devono gestire come 30 anni fa.
Ed è proprio questa categorie di persone, anagraficamente variegata (dai figli del baby boom, passando per i coetanei nati a cavallo degli anni ’70 e 80′ fino alle generazioni più giovani) che resta lo zoccolo duro dell’Italia che non cambia e che rema contro.
L’italia che non vuole cambiare.
L’italia che anche se vuole, non sa cambiare.
Ho trovato particolarmente illuminanti gli interventi di tutti gli speaker.
Si è parlato di cloud computing e di banda larga.
Abbiamo però fatto anche un salto nel passato, scoprendo o ricordandoci che internet in italia è una realtà già dal 1994 e che lo scontro generazionale fra professori è sempre esistito.
Questo non è un bene, ovviamente.
Ho trovato molto stimolante quanto detto dal Prof. Giuliano Noci ordinario di Marketing al Politecnico di Milano e responsabile dell’Osservatorio sulla Multicanalità, del Laboratorio sulle Convergenze Mediali e dell’Osservatorio sull’eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano.
Il Prof. Noci  ha sottolineato che il cambiamento è ostacolato dalle organizzazioni che non vogliono cambiare i propri processi di lavoro e le proprie modalità di business.
Aggiungo che una linea di condotta simile è il modo più lento ed efficace per soccombere.
Solo ignorando l’innovazione si verrà poi spazzati via da essa.
Quindi ben vengano gli incontri come questi in cui si mette ben in chiaro che il futuro è la collaborazione tra le persone, la creazione diffusa di contenuti e conoscenza, l’incremento di produttività e competitività.

L’unico dispiacere? Il fatto che durante l’incontro i partecipanti e gli speaker erano allineanti. Ma non ho visto l’uomo comune, quello che pensa che i social network sono il male, che le organizzazioni orizzontali non funzionano.
Ed è qui che mi sono sentito investito di una grande responsabilità come membro del social media team: diffondere conoscenza e stimoli.
Sapere che anche un solo dei tweet uscito dall’evento abbia potuto generare una sola piccola domanda è una grande soddisfazione.

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Unconventional Breakfast: il turismo che cambia

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Si è recentemente svolto a Milano l’evento “Tutto quello che non ti hanno mai detto sul Breakfast!”.
L’evento verteva sul fatto che la colazione è un aspetto fondamentale per un albergo ma fin troppo spesso non opportunamente curato.
Le ricerche di mercato portate nella giornata dei lavori hanno dichiarato che il breakfast è il servizio più importante e l’ultimo del quale l’ospite ha memoria.
Spesso, inoltre, è la chiave che attiva le recensioni sui siti di riferimento come tripadvisor.
Aggiungo io: le colazioni sono anche ampiamente fotografate, molto più delle camere di hotel o delle hall.

Che poi, verrebbe da dire, ci sono colazioni e colazioni!
Alcune sono immensamente tristi, altre sontuose.
Tante volte però manca la varietà e l’attenzione per le categorie più in difficoltà: chi soffre di intolleranze alimentari, chi di allergie, chi per motivi religiosi non può mangiare certi cibi. Chi infine per scelta è diventato vegetariano o vegano e dunque ha una capacità di scelta alimentare piuttosto ridotta.
All’evento ho partecipato anche io in veste di rappresentante degli Instagramers e ho portato la testimonianza di quanto Instagram sia un mezzo potente per documentare la bontà e i valori di una struttura ricettiva.
In particolare ho presentato, nel pochissimo tempo a disposizione la case history di Comodo e dell’hotel touring di Bologna che si è definito il primo Instagram hotel di Bologna.

Ecco qui un video che spiega che cosa ha fatto il ristorante Comodo a New York